La lezione sempre attuale di Popper anticorpo alla mentalità statalista

Quando Giorgio Gaber canta che la libertà non è star sopra un albero, bensì partecipazione; e quando chiarisce che vorrebbe essere libero, libero come un uomo, nella forma poetica del verso che si traduce in canzone, fa propria un’idea di individuo e di società intorno alla quale il filosofo austriaco, poi naturalizzato britannico, Karl Popper, ragionava già da oltre trent’anni.
Un pensiero quanto mai attuale, il suo; e su cui conviene brevemente tornarci nel ventennale della sua morte, avvenuta a Londra il 17 settembre 1994. Va detto con franchezza che l’originalità delle sue riflessioni hanno dovuto fare i conti con un secolo, il Novecento, che ha preferito seguire altre strade imperniate di ideologia, con il risultato tragico dell’edificazione di Forme – Stato dove la natura dell’uomo veniva sequestrata a tutto vantaggio di visioni collettivistiche. Fu quella la lunga stagione dei Totalitarismi che hanno annichilito gli spiriti liberi. E Popper aveva sapientemente lanciato l’allarme, lui che affermava il valore della persona e della società aperta. Per questa sua coraggiosa battaglia di pensiero ha vissuto un pressoché totale oscuramento; per tanti, troppi anni. In un Occidente dove i maggiori intellettuali idealizzavano “il sol dell’avvenire” quasi non poteva avere diritto di cittadinanza un raffinato filosofo che si ergeva a difensore della democrazia e del liberalismo. Di uno Stato che fosse il più possibile leggero e che venisse a favorire aggregazioni libere, che lui definiva sotto società libere di una società allargata, plurale e tollerante. Un vero e proprio anticorpo allo strapotere della mentalità accentratrice. Poi abbiamo visto come è andata a finire la storia: i Totalitarismi sono finiti a rotoli lasciando sul terreno macerie non ancora portate via del tutto. Tuttavia, la lezione di Popper continua a essere una sana provocazione e una proposta di assoluta pertinenza anche per l’oggi. Infatti, una visione liberale della vita trova molti ostacoli sulla propria via. Non occorre andare troppo lontano per rendersene conto. Pensiamo alla nostra cara Italia; ebbene, questo è un Paese che sfido chiunque a definire liberale. Il cittadino/persona non è mai messo nelle condizioni di poter costruire qualcosa di utile a sé e agli altri; la giustizia è quella che è; lo Stato, anziché fare un passo indietro operando una dieta dimagrante quanto mai necessaria, scova sempre l’occasione buona per alimentarsi. Ecco allora che la persona non è mai un cittadino, piuttosto un suddito e sappiamo bene che dove vi sono i sudditi la democrazia, intesa come espressione di una società libera, aggregante e che responsabilizza, è perlomeno monca se non addirittura inesistente. Nel Belpaese prevale un pensiero burocratico, stagnante, autocelebrativo. Un impianto ideologico che permane forte, assai ramificato, conveniente per chi ne beneficia (e sono parecchi, più di quelli che siamo portati a immaginare). Ciò non vuol dire alzare le mani, chiamarsi fuori, stare sopra un albero, per dirla alla Gaber; perché la società libera è sempre una conquista: nessuno te la regala. La mia esperienza di liberale incallito mi porta a riconoscere che solo “facendo”, innervando la realtà con iniziative creative che guardino al bene comune, sia possibile scalfire la mentalità dominante, sempre e comunque, statalista. Perciò, è fondamentale riconoscersi e lavorare nella direzione della società aperta; e partecipare “con giudizio” alla sua costruzione. Tenendo in gran conto Popper, che ho sempre riportato nei miei scritti degli ultimi anni, e la sua raccomandazione liberale (invisa agli storicisti): «La società aperta è chiusa solo agli intolleranti». Lunga vita a Popper!
Mario says:
Popper, famoso per la sua teoria della società aperta, fu però sopratutto un filosofo della scienza. La sua critica ai totalitarismi e agli autoritarismi è una conseguenza della sua difesa della priorità delle assunzioni teoriche, continuamente verificate, contro l’empirismo. Il suo concetto di libertà si fermò al campo politico. La contrapposizione tra libertà e autoritarismo e la supremazia della prima nella forma di governo è oggi scontata, almeno nel mondo occidentale. Diverso è il discorso sul piano economico e sociale. Proprio un aforisma di Popper dice: “Abbiamo bisogno dello Stato e delle sue leggi per far si che gli inevitabili limiti della libertà dei cittadini siano uguali per tutti”.
Mario says:
Caro Pompeo,
leggo sempre con interesse i Tuoi articoli.
Questo su Popper e la società aperta mi ha portato a riflettere sulle aggregazioni e il valore dell’individuo.
Anche io, nella mia ignoranza, ho sempre ammirato questo filosofo contemporaneo. Poi negli anni ho cercato di farlo dialogare con altre esperienze che ritengo illuminanti: quella di Adriano Olivetti e quella di Teilhard de Chardin. Questo trio Ti potrà sembrare bizzarro, ma a parer mio è una perfetta sintesi del nostro argomento. Infine osservo che anche il “liberismo all’italiana” meriterebbe una tesi tutta sua per approfondire tutte le sfumature che lo caratterizzano. Mentre il “liberismo ambrosiano” del fare (le mie origini familiari fugano ogni sospetto di leghismo celodurista autoreferenziale), con attenzione costante ai più deboli, alla cultura, all’arte, possa ancora essere fonte d’ispirazione per chi costruisce il tempo presente e futuro. Saluti cari e grazie per questi spunti di dialogo.