Popolare Vicenza, uno scandalo dopo molti anni di cattiva gestione

Il “pasticciaccio brutto” della Popolare di Vicenza, come avrebbe chiosato l’ottimo Gadda, non merita di essere liquidato alla stregua di una triste vicenda ma tutto sommato circoscritta a un preciso bacino d’utenza. Il sistema delle banche è abilissimo nel fare quadrato, difendere le posizioni, contrattaccare con armi di una certa potenza di fuoco. E, infatti, davanti ai misfatti della Popolare di Vicenza, ha scelto l’arma dell’astuzia. Ovvero, del silenzio su tutta la linea. Lasciando che le acque venissero a calmarsi dopo le inevitabili e forti folate di vento dei piccoli azionisti/risparmiatori dell’istituto, raggirati nel modo peggiore. D’altronde come definire altrimenti lo scandalo di un’assemblea che boccia l’azione di responsabilità contro i vecchi amministratori. L’ingiustizia è evidente. E’ come se con quel voto venisse affermato che quella gestione non era ritenuta meritevole di adeguata sanzione. Una decisione, questa, francamente inaccettabile. Ma che non mi sorprende avendone viste di tutti i colori in passato. Il piccolo azionista/risparmiatore rimane sempre l’ultima ruota del carro e ciò significa che a pagarne le conseguenze, quando le cose precipitano, è sempre lui. Non certo chi ha compiti di responsabilità; chi detta linea e strategia. Giova ricordare qual è stata la pratica più in uso: più vendita a privati e amici, riacquisto da fondi esteri partecipati o finanziati da Popolare di Vicenza con ottimi guadagni per parenti e, per l’appunto, amici. Una politica sopra le righe che ha partorito bilanci per nulla cristallini. Insomma, anni e anni di dissesto aggravato. Poi, abbiamo visto a cosa ha portato tale pratica scriteriata: famiglie rovinate, aziende distrutte, la banca stessa sull’orlo del collasso e con la reputazione sotto i tacchi. Ebbene, l’allora presidente Gianni Zonin, sotto indagine per presunti reati connessi alla gestione della Popolare di Vicenza, ha incassato un compenso di un milione di euro per il lavoro svolto nell’anno più cupo della storia dell’istituto. Un Paese strano questo! Pensate al trattamento riservato ai piccoli imprenditori che falliscono. Con loro la legge non ha mai alcuna pietà (il sequestro di tutti i beni è nell’ordine delle cose). E per chi commette piccoli reati si aprono subito le porte delle patrie galere. Mentre per il banchiere che ha generato il patatrac dell’istituto che guidava è giunto addirittura un premio! Ma attenzione: questa amara riflessione non deve mai portare a giudizi liquidatori e ideologici sul sistema delle banche. Senza gli istituti di credito – vera e propria infrastruttura del Paese – l’economia reale non potrebbe reggere. Ma che il sistema non goda di buona salute è un dato di fatto; come è del tutto evidente l’urgenza di una riforma seria e radicale. Il punto è quello. Affinché i risparmiatori possano recuperare un poco della fiducia smarrita. Il premier Renzi si dia una mossa e la Banca d’Italia, di conseguenza, si muova con più coraggio. Per tornare alla Popolare di Vicenza sono proprio curioso di vedere come giocheranno la partita l’amministratore delegato Francesco Iorio e il nuovo management. Il benvenuto è doveroso. Una cosa è certa: si ritrovano per le mani una patata davvero bollente. Procedere nella trasparenza recidendo del tutto il cordone ombelicale con un passato più che opaco è un percorso di responsabilità quanto mai indispensabile. Per rimediare al “pasticciaccio brutto”.