“Peggiocrazia” senza vergogna: adesso blocca anche i fondi stanziati per la cultura

Non c’è giorno che passi senza che si debba apprendere di un nuovo danno prodotto dalla burocrazia nostrana. Come noto il mondo della cultura in Italia si lamenta delle scarse risorse a disposizione. E francamente non è che abbia tutti i torti. Tuttavia, la notizia del giorno che fa per davvero cadere le braccia, è che vi sono, già stanziati per il settore, seicento milioni ma che, allo stato attuale rimangono impantanati nelle casse del ministero per i Beni culturali. Roba da non credere!
Invece è tutto vero in questa povera Italia dove la burocrazia non riesce a sbloccare risorse importanti mentre i suoi tesori si sbriciolano come è il drammatico caso di Pompei o della reggia reale in quel di Caserta. I soldi restano così chiusi a chiave nei cassetti della “peggiocrazia” ministeriale. Seicentomilioni, mica due lire (che pure sono importanti, beninteso). I dati sono francamente impietosi come leggo dal report dell’Associazione Priorità cultura. L’Italia dedica alla cultura lo 0,11% del suo Pil, 25 euro pro capite, a fronte dei 262 euro dei danesi, degli 86 euro degli svedesi , dei 63 dei francesi e dei 50 dei greci. Chi fa peggio di noi vi è solo la Spagna. Come giustamente fa notare il report non sono comparabili i dati del Regno Unito e della Germania per la semplice ragione che in quei Paesi gran parte della spesa viene sostenuta per lo più dai privati con il concorso delle Regioni (e a me pare, sia detto per inciso, che tale soluzione potrebbe essere la più efficace). Mentre in Italia sono in calo anche gli investimenti delle Province (dal 2006 al 2001 un vero crollo: – 23%) e dei Comuni (-18%). Cosa se ne ricava da un quadro numerico così impietoso e alla luce dell’ultima pessima notizia? Che è proprio l’inefficienza una delle cause fondamentali, se non la prima, a minare le risorse in favore della cultura. Nel caso in questione si tratta, per l’appunto di 621 milioni. Bloccati, che non circolano. Per le responsabilità della burocrazia della macchina ministeriale. Il cui motore è letteralmente inceppato. Anche così si spiega la difficoltà a coinvolgere i mecenati (che pur ci sono), perché in Italia difettano i procedimenti che rendano possibili le donazioni dei privati, che dovrebbero essere destinate a una specifica iniziativa e che invece vengono assorbite nei meandri dello Stato. Questa paralisi, naturalmente, non può che smontare gli entusiasmi perché, giustamente, il mecenate desidera che la propria donazione finisca ad esempio al museo della propria città, sia per una questione affettiva che, come è giusto che sia, per averne legittimi benefici d’immagine. Cosa può importargli che i suoi denari vengano risucchiati dall’idrovora dello Stato centralistico? Nulla. D’altronde il cassetto di quell’ufficio pubblico della cultura è già pieno di denari tenuti chiusi a doppia mandata. Pronti per essere mangiati dalla burocrazia.