Le aziende abbandonino le logiche di breve termine

Ho letto con particolare attenzione una lettera di Larry Fink, presidente e amministratore delegato di BlackRock. L’ha inviata di recente agli amministratori delegati delle migliaia di società quotate che compongono il portafoglio della più globale fra le società di gestione del risparmio. BlackRock è presente nel nostro Paese, dove è il primo o è fra i primissimi azionisti delle imprese quotate. Dunque, Fink ha parlato a interlocutori ai quali tiene molto visti gli interessi in campo. Il contenuto della missiva è un messaggio forte. E’ un caldo invito a ragionare con una visione e a non arrendersi alla pratica del piccolo cabotaggio. Per lo spirito e per la strategia dovrebbe essere letta da chiunque abbia responsabilità, piccole e grandi. A partire dai decisori pubblici. Perché contiene, prima di tutto, un metodo vincente. Vale a dire: i risultati si ottengono laddove non si cede all’isteria, alla logica del breve termine. Quale azienda – Stato in primis – può funzionare, avere i conti in ordine, investire con sapienza se imprigionata da uno orizzonte limitato? Un manager che si rispetti è chiamato ad allargarli gli orizzonti. L’affondo di Fink è notevole: i consigli di amministrazione devono voltare pagina rapidamente. Ovvero: mettere definitivamente in soffitta l’eccesso di dividendi in proporzione agli investimenti. Sappiamo tutti molto bene quanti danni ha procurato negli anni tale cultura dell’eccesso. D’altronde, anche solo perseguendo il buon senso, si dovrebbe comprendere quanto siano dannosi, per definizione, gli eccessi. In finanza, poi, rappresentano per davvero un peccato… capitale! Per non dire di un altro guasto che Fink sottolinea puntualmente, quello dello smodato riacquisto di azioni così da farne salire in modo artificiale il prezzo almeno per un po’ di tempo. E, purtroppo, queste cattive abitudini vengono ad avere una ricaduta nefasta sugli investimenti, i soli capaci di generare valore. Pratiche viziose vanno a deprimere il mercato borsistico. Ciò è francamente intollerabile. Sempre, ma soprattutto di questi tempi dove il quadro internazionale è difficile da decifrare. La Borsa può rappresentare un ottimo veicolo per favorire la crescita dell’economia reale. Ma a una condizione: che il management delle imprese cresca e maturi in consapevolezza. Occorre mettere in campo una prospettiva sul futuro. Gli investitori devono avere certezze. Non possono dar credito ad aziende ferme in mezzo al guado. Urgono programmi seri. Un’agenda razionale, fortemente concentrata su innovazione tecnologica, profonda riqualificazione del capitale umano, attenzione agli eventi geopolitici. Si tratta di questione vitali, come l’ossigeno. Il 2016 è partito con qualche incognita in più. Proprio davanti a un panorama globale di complicata interpretazione sarebbe oltremodo deleterio cedere il passo all’isteria. Quest’anno in Piazza Affari si gioca una partita fondamentale. Il management delle aziende quotate è chiamato a un radicale ripensamento proprio nella direzione virtuosa suggerita anche da Larry Fink. Rileggendo qualche passaggio della sua lettera ritrovo miei antichi cavalli di battaglia in favore di una finanza seria: «I manager dovrebbero lavorare per sviluppare parametri finanziari che sostengano una cornice di crescita di lungo periodo». Musica per le mie orecchie. Come per quelle dei promotori finanziari.