Il nuovo stadio del Milan rischia di finire impantanato

Ho seguito con molta attenzione la vicenda legata al progetto nuovo stadio del Milan. E non certo perché abbia in simpatia quei colori. Anzi. Fin dalla culla tifo Inter e le disgrazie sportive dei cugini sono per me sempre motivo di grande gioia. Tuttavia, mi tocca ricordare di aver contribuito a suo tempo a risollevare le sorti dei rossoneri quando, per conto dei vecchi azionisti che ormai non ce la facevano più a investire in un club in piena sofferenza finanziaria, mi occupai della pratica Milan allo scopo di trovare sul mercato nuovi investitori e così evitarne la strada del fallimento. Dopo diversi approcci poco convincenti – per lo più i soggetti interessati non davano garanzie sul rilancio del Milan – quello più accreditato, parlava addirittura di voler cedere i pezzi più pregiati della rosa rossonera. Non era, insomma, la direzione giusta; occorreva darsi ancora da fare. I fatti mi hanno dato ragione. Come dice la storia, la società Milan venne acquistata da Silvio Berlusconi attraverso il gruppo Fininvest. Sappiamo tutti cosa ha comportato l’acquisto del Milan da parte dell’imprenditore Silvio Berlusconi: una lunghissima striscia di successi in Italia, ma soprattutto a livello internazionale. Il caro avvocato Prisco, mio amico da sempre, per aver pilotato quell’operazione giunse a levarmi addirittura il saluto (per modo di dire, ma non troppo…). E anche nella mia famiglia non è che ricevetti applausi, soprattutto da un figlio, più “malato” di me (e ce ne vuole!). Ovviamente, per il sottoscritto si trattò di lavoro, di coerenza professionale. Un lavoro soddisfacente. Sotto tutti i punti di vista (beh, diciamo quasi tutti…). Avevo salvato il Milan da fallimento certo e contribuito alla cessione a una proprietà forte, che prometteva di investire. Sono passati parecchi anni, e di recente intorno al Milan si è scritto molto, soprattutto di questioni finanziarie, di ingressi in società. Devo dire che il progetto del nuovo stadio al quartiere Portello lo trovo convincente. E perciò condivido la decisione della Fondazione Fiera, proprietaria del terreno, di aver scelto il progetto presentato dal Milan. Un investimento di circa 300 milioni e destinato a far lievitare il valore del quartiere. Si creerà lavoro e si genererà un significativo indotto. Io vedo solo benefici e non solo per l’ambito sportivo, come dimostra l’esperienza dei club inglesi, e per l’Italia, l’esempio dello Juventus Stadium. Negli Stati Uniti i lavori sarebbero già incominciati. Qui da noi, per non smentirci mai, sono iniziate le polemiche. Prevedo ostacoli à gogo. D’altronde, quando la politica e la burocrazia si sostengono a vicenda il trionfo della paralisi è in agguato. Prepariamoci al peggio: estenuanti rimbalzi di responsabilità, rinvii continui, melina un giorno sì e l’altro pure. Cose già viste. Ricordo che il sindaco di Milano Carlo Tognoli, mi affidò di predisporre in tempi rapidissimi il piano finanziario per la riqualificazione delle ex Varesine. Così feci. Poi cominciarono i problemi. Si finì in un cul de sac: sfiancati dalla “peggiocrazia”! Ci sono voluti anni e anni (più di trenta!) perché venisse realizzato il quartiere Garibaldi – Repubblica, fiore all’occhiello della città. Meglio tardi… Ora vedremo come andrà per il nuovo stadio. E’ chiaro che la quotazione del club in una borsa asiatica non possa prescindere dal buon esito di operazioni di questo tipo. Speriamo bene. Di autogol la misura è colma.