Flat tax salva botteghe

Le città chiudono bottega. In che senso? direbbe Carlo Verdone. Beh in un senso che dovrebbe destare molta preoccupazione: ovvero riferito ai 140mila negozi che hanno dovuto tirare giù definitivamente la saracinesca negli ultimi dieci anni. Spariti, insomma. Dalle nostre vie e piazze. Una moria che non ha risparmiato i piccoli centri. Questa desolante fotografia la fornisce Confesercenti, con un occhio di riguardo all’imprenditoria di prossimità come panetterie, edicole e bar.
Devo dire che il dato non mi sorprende affatto pur se avendone conferma numerica reca sempre dispiacere. D’altronde è sufficiente camminare per strada per imbattersi con una certa frequenza in punti vendita chiusi. Un problema – e parlo in questo caso di Milano – che attraversa sia il centro che le periferie. Riguarda tutti, perciò. La pandemia da Covid 19 ha avuto il suo peso, tuttavia tale desertificazione era già incominciata da tempo, anche oltre i dieci anni indicati nel report di Confesercenti. Ciò significa che si è fatto poco o nulla per innanzitutto comprenderne le ragioni e poi per individuare soluzioni al fine di invertire la deriva. Perché nessuna soluzione significa un concorso di colpa. Si è trascurato pericolosamente un fatto fondamentale: i negozi di prossimità svolgono storicamente un ruolo determinante in termini di servizio e relazione con i cittadini, in modo particolare verso i più anziani e i più fragili che hanno molte meno possibilità di frequentare le imprese della grande distribuzione (anche perché non proprio disinvolti negli acquisti online).
Confesercenti suggerisce una flat tax per i piccoli commercianti quale risposta opportuna per non arrendersi al processo di desertificazione. Giusto partire di lì. Ma sappiamo quanto in questo Paese sia durissima operare su quel terreno. Lo statalismo non chiude mai bottega!