Banche, la Bce non si fida dei modi di fare all’italiana

Sul ruolo delle banche permane una grande confusione. Si chiude un anno che ha portato alla riforma delle popolari e il primo gennaio anche l’Italia farà propria la direttiva Ue in materia di bail – in. Nel frattempo, vi è stato il salvataggio di quattro sigle del settore (Cassa Ferrara, Banca Marche, Popolare dell’Etruria, CariChieti) tra non poche polemiche. E il comparto nel suo insieme ha in pancia circa 340 miliardi di crediti dubbi, in attesa di una bad bank di cui si parla ma senza che si faccia chiarezza per davvero. Un quadro complesso, a essere buoni. Più consono, a mio avviso, un altro termine: confusione! In tutto ciò non è che ci sta facendo una grande figura la Banca d’Italia. Prendiamo la triste vicende delle quattro banche territoriali tecnicamente fallite. Ebbene, possibile che abbiano potuto agire con estrema disinvoltura senza essere attenzionate per tempo? Il commissariamento è arrivato quando i buoi ormai erano scappati. Con i danni sotto gli occhi di tutti. E il Governo, in tutta fretta, costretto a promuovere un fondo di solidarietà per risarcire almeno in parte i detentori di bond subordinati. In linea di principio chi acquista azioni come obbligazioni, soprattutto ad alto reddito, deve tener conto della componente del rischio. Tuttavia, per quanto ho potuto leggere, è mancata per loro una comunicazione trasparente di quegli istituti. Il che non mi sorprende affatto, tanto è vero che lo scrivo da tempo immemore: l’informazione delle banche verso la clientela è sempre opaca e cervellotica. Tradotto: stop, finalmente, a prospetti informativi zeppi di numeri e paroloni incomprensibili. Una vera e propria selva oscura della maleducazione finanziaria. Davanti a una nebulosa di tale portata credo che siamo di fronte a un bivio. Si tratta di scegliere se le banche devono continuare ad essere entità sui generis, che di fatto agiscono in regime di monopolio; oppure se è più saggio avviare, con adeguata programmazione, un serio processo di liberalizzazione del mercato del credito. Detto che per il sottoscritto la seconda opzione sarebbe la più saggia (la competizione favorisce migliore qualità del servizio e quindi vantaggi concreti per i clienti) ma quella che allo stato attuale appare una soluzione chimerica. Nel caso che si prosegua, com’è facilmente prevedibile sulla strada monopolista, andrebbe comunque prevista una svolta con l’introduzione di norme più ferree, di trasparenza assoluta, di vigilanza adeguata. Questo per garantire tutti. E, in modo particolare, sia l’investitore e sia il depositante che, temo per lui, possa rimanere impigliato nella rete del caos se non si agirà tempestivamente e con giudizio. Così come stanno le cose, il nuovo anno non promette nulla di buono. L’Europa ci manda segnali un giorno sì e l’altro pure: non si fida che il Belpaese faccia secondo indirizzi virtuosi, senza incorrere nelle solite e deprecabili tentazioni. L’incertezza allo sportello regna sovrana, dunque. Giulio Rapetti, in arte Mogol, stese queste parole per una canzone musicata da Lucio Battisti: “Mi dispiace se sei figlia della solita illusione e se fai confusione”. Illusione e confusione: connubio pericoloso, soprattutto quando di mezzo ci sono i risparmiatori…