LA SOLUZIONE PER L’EXTRA TASSA SULLE BANCHE

La materia è delicata e va maneggiata con cura. E infatti se ne discute da un po’ per trovare il bandolo della matassa. Faccio riferimento alla querelle che si è aperta sulla cosiddetta extra tassa per gli istituti di credito e altre realtà finanziarie. In linea di principio – e lo dico da liberista – si tratterebbe di una richiesta confliggente con la dottrina del libero mercato. Stride la richiesta del decisore pubblico–pur motivata da legittime preoccupazioni per il bene comune – di un contributo tangibile al mondo finanziario. Poi, c’è lo stato delle cose. E allora ciò che il pensiero liberale esprime con grande efficacia è chiamato a misurarsi, proprio per la sua natura anti-ideologica, con le criticità che si presentano nella realtà. E oggi, in considerazione del protrarsi di uno scenario globale denso di incognite, ecco che al comparto è stato richiesto un intervento di responsabilità a sostegno della manovra. Per l’appunto un contributo di cinque miliardi sugli extra profitti.
Come noto non è mancata la discussione perché non è una mossa facile da far digerire a chi è chiamato in causa. Come uscirne, allora? Operando realistici distinguo. Un conto sono i grandi gruppi bancari e assicurativi altro conto i soggetti del credito di ridotte dimensioni (quelli non quotati) ma non meno importanti nel supportare l’economia reale. Quel che in questi giorni ha detto il vice premier Antonio Tajani è una giusta via d’uscita: le banche di credito cooperativo e popolari vanno escluse perché già impegnate a erogare prestiti a piccole realtà imprenditoriali e famiglie. La mossa del liberale Tajani è un invito a mettersi dalla parte della soluzione senza avvitarsi nel problema pur di mantenere alto il vessillo del liberismo. Questo è un tornante della Storia dove gli arroccamenti non aiutano. L’extra tassa, così declinata, può essere vista come una misura quanto meno sopportabile. Diciamo un’ una tantum per il bene comune.